Cos'è per me la terapia - Dott.sa Caponigro
 

COSA È PER ME LA TERAPIA

Ogni disturbo psicologico ha bisogno di uno specifico trattamento. Organizzo col paziente un percorso di terapia per risolvere problematiche psicologiche di svariata natura. Da anni sono impegnata nel lavoro interiore, da allora ho elaborato gli strumenti che hanno dato valore alla mia esistenza, per poi utilizzarli in terapia.

 

Persone comuni, che come me e te si pongono domande e cercano risposte. Lavorando su me stessa ho intuito che ognuno ha dentro di sé le risorse necessarie per dare valore alla sua vita

 

Per quanto mi riguarda, quando sto con i pazienti cerco di capire quello che avviene tra noi; faccio emergere gli echi dei miei maestri e delle mie passioni, anche culturali, i film soprattutto, verso i quali ho un costante interesse e che spesso propongo come stimolo per affrontate determinate tematiche.

 

Attingo al mio serbatoio di umanità, alle vicende umane che ho attraversato a contatto con me stessa e con gli altri, alle cose del mondo. L’incontro terapeutico è un momento di riconoscimento reciproco tra soggetti che condividono un’esperienza fortemente emotiva, dove si sospende la monotonia della vita ordinaria  fatta di  frustrazioni e male di vivere.

 

Ci si ferma per entrare in un percorso di crescita emotiva, intrapreso con l'obiettivo di cambiare le cose in meglio. 

Il percorso terapeutico inizia con almeno tre incontri (per inquadrare il problema), cui segue una terapia della durata di qualche mese che prevede sedute (una o due volte a settimana), dalla durata di 50 minuti.

 

La terapia si concentra sul contesto emotivo in cui sorgono le convinzioni che una persona ha tratto dall’esperienza affettiva della sua vita riguardo a se stesso, agli altri e alle relazioni significative, a cominciare da quelle con i genitori.

 

Se ad esempio il soggetto ha dovuto conquistare la loro approvazione senza mai "dare fastidio" potrebbe poi diventare nelle relazioni future molto compiacente e dipendente dall’ambiente esterno rinunciando alla propria soggettività.

 

Oppure se un bambino ha vissuto frustrazioni e delusioni dall’ambiente familiare, il suo sviluppo emotivo ne è condizionato al punto tale che per salvaguardare legami per lui vitali si deve adattare, essere in sintonia con i desideri di chi lo accudisce, e sacrificare le esigenze di essere confermato, riconosciuto, amato, accettato secondo i suoi bisogni.

Gli effetti di queste esperienze precoci, ad esempio l’indifferenza emotiva dei genitori, vengono dimenticate o sottovalutate perché avrebbero minacciato il legame con chi si prendeva cura del bambino, ma continuano a riapparire sotto forma di problemi nella vita adulta, come ad esempio nella vita di coppia dove si cerca di trovare nell’altro il riconoscimento mai ricevuto dai genitori, nel tentativo di superare qualcosa di importante e di irrisolto proveniente dal passato, un’aspettativa che il partner difficilmente potrà soddisfare: da cui nel tempo ogni tipo di conflitto, compreso il tradimento.

 

Con una terapia basata sull'empatia, questo mondo e questi bisogni non solo possono esprimersi ma anche trovare una fonte di gratificazione così da "esportare" nella vita reale un modello di relazione basata sulla fiducia e l’accoglienza.

Come se fosse possibile nascere a nuova vita, dove terapeuta e paziente cercano di costruire insieme il senso di ciò che emotivamente avviene tra di loro e partendo da qui dare un significato o addirittura portare alla luce aspetti, anche lontani nel tempo, della vita emotiva del paziente.

 

Un modo per organizzare e riorganizzare l’esperienza meno dolorosamente e con maggiore creatività.

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